Despacito censurato, governo moralista?

Chi è che non ha mai sentito al bar o in piscina Despacito? Praticamente nessuno. Il singolo di Luis Fonsi è su tutte le radio, il vero tormentone dell’estate. Con 4,6 miliardi di visualizzazioni è uno dei video più visti di sempre. E forse è proprio questo il problema.

O forse i problemi sono altri, fatto sta che il Primo Ministro della Malesia ha posto il veto sulla canzone, censurandola da tutte le reti pubbliche e consigliando di rimuoverla da quelle private. Il motivo è che il testo contiene diversi riferimenti impliciti o meno di tipo erotico (definizione molto severa a parer mio). In ogni caso questo va in conflitto con la religione del paese, i cui abitanti sono di maggioranza musulmana. Non voglio di certo e in nessun modo giudicare questa religione ma forse è troppo censurare definitivamente una canzone.
Anche perché poi il rimanente 40% della popolazione che non è musulmana, non credo si faccia dei problemi ad ascoltare quella canzone tanto audace. E anche se fosse, magari a qualcuno piaceva, non gli importava se ha un determinato contenuto, apprezzava semplicemente il ritmo spagnolo…
Non penso comunque che la vera questione sia l’aver censurato o no Despacito, forse è qualcosa che riguarda più di un semplice tormentone. Come a Cuba, quando hanno rimosso dal commercio il gioco di società Monopoli perché troppo ‘capitalista’. Il governo ha il diritto di decidere per i suoi cittadini? La decisione di censurare il singolo di Fonsi era per proteggere i giovani ragazzi malesiani, ma questo è giusto?
Il governo italiano invece non indirizza minimamente i suoi cittadini, o comunque in maniera molto meno restrittiva: è corretto o ci sarebbe bisogno di una via di mezzo? Il nostro paese è “troppo libero” o permette giustamente a ognuno di farsi “influenzare” come più si vuole?
Secondo voi, esiste un momento in cui la libertà è eccessiva?
Il vostro dirimpettaio,
Giacomo

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